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Luigi Puretti: doppia vittoria, doppia personalità

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È il neo Campione Italiano di pesca in apnea. Un pugliese con una vita normale e un irrefrenabile intuito per la pesca, una specie di Dottor Jeckyll e Mr. Hyde.

Istinto e determinazione. Dedizione e predisposizione. Sostantivi che nella forma più elevata si definiscono meglio usando la parola: talento. Luigi Puretti per la seconda in volta carriera (la prima nel 2016 n.d.r.) è il Campione Italiano di Pesca in apnea. Ha trionfato con 21 prede per un totale di 24.405 punti negli assoluti che si sono svolti a in Sicilia.

Di giorno lavora nell’impresa edile di famiglia, ma quando indossa muta, maschera, pinne, boccaglio e, ovvio, imbraccia il fucile per tuffarsi in acqua, il richiamo ancestrale all’istinto di sopravvivenza lo trasforma immediatamente in un serial hunter, un cacciatore seriale. La sua è una specie di doppia personalità che sarebbe piaciuta anche a Louis Stevenson, l’autore de Lo strano caso del Dottor Jeckyll e Mr. Hyde.

Una vittoria nel 2016, la seconda nel 2019. Quale è stata la più bella?
Questa volta è stata completamente diversa dalla prima. Nel 2016 a Castelsardo avevo capito che avrei vinto, qui non lo immaginavo. Mi sono trovato il titolo in tasca senza averlo costruito più di tanto. Certo, sapevo di aver pescato bene, ma non capivo quanto rispetto agli altri atleti. Ero partito per la Sicilia con l’obiettivo di rimanere nei primi 15 e riprovarci nei prossimi anni, e invece è andata a finire con una vittoria. Adesso comincio a realizzare che cosa è successo. Mi sto rendendo conto che in acqua ho lottato con grinta, ma anche che vivevo tutto con grande serenità. Ho costruito la vittoria in modo tranquillo, pesce dopo pesce, e alla fine mi sono ritrovato sul gradino più alto del podio. È stato fantastico.

A chi hai fatto la prima telefonata?
L’ho fatta a mio padre Antonio. Purtroppo proprio mentre io ero in acqua il mio amato zio perdeva la sua vita… Eravamo molto legati, e per questo dedico la vittoria a lui. È il miglior modo per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto per me.

Ti eri allenato molto?
Meno di due mesi fa ho subìto un intervento chirurgico al setto nasale. Sono stato un mese senza andare in acqua. Pochi e difficili giorni di vero training dopo l’operazione, e sono dovuto partire per gli assoluti. Quindi direi che ho affrontato le gare senza un allenamento adeguato.

Dubbi?
Nei giorni precedenti ero molto indeciso. Addirittura pensavo di ritirarmi. Poi grazie al supporto di amici e soprattutto del mio barcaiolo Franco Calabrese che ha avuto un ruolo fondamentale in questa vittoria, mi sono convinto che dovevo provarci nonostante non fossi in una condizione fisica ottimale. Ecco perché considero questo risultato il più bello di tutti.

Chi ti ha formato in questi anni?
Marco Bardi sicuramente. Da quando si è ritirato dalla pesca agonistica non ha perso un assoluto.
Da lui ho imparato tanto soprattutto all’inizio della mia carriera, sia durante la preparazione che nell’analisi dei risultati. Marco è per tutto il team Omer una figura fondamentale per la nostra formazione. Un punto di riferimento insostituibile.

Quanta percentuale di fortuna e quanta di strategia ci sono nel tuo approccio con la pesca?
Senza dubbio il 90% del risultato dipende dalla strategia. Cioè dal modo in cui mi immergo e caccio il pesce. Vado in un certo punto perché so che lo posso trovare. La fortuna? Certo serve anche quella, ma incide solo il 10%.

Che cosa pensi quando sei in acqua?
Nell’attimo in cui mi tuffo mi estraneo da tutto. In me prevale l’istinto più che la ragione e l’unica cosa a cui penso è cercare i pesci. Mi piace paragonarmi ai cani da caccia, che sanno essere animali docili e da compagnia, ma quando escono per una battuta di caccia la loro personalità improvvisamente cambia e il loro istinto li trasforma in qualcosa d’altro. Fuori dall’acqua non sono uno di quelli che passa 24 ore a parlare di apnea. Mi piace fare altro e non frequento troppo gli altri pescatori, poi alla fine l’argomento diventa sempre lo stesso. A me importa avere l’istinto e il desiderio di pescare. E quelli arrivano appena mi infilo la muta.

Che cosa fai nella vita?
Con mio padre e il mio amato zio che è mancato da poco abbiamo una ditta edile a conduzione familiare. Questa è una fortuna perché mi permette di gestire bene il mio tempo. Ma non è stato facile. All’inizio mio padre non voleva accettare le mie fughe in mare, litigavamo molto. Poi ha capito la mia passione e dedizione per questa disciplina e lo ha accettato. Oggi è il mio più grande tifoso. Infatti è lui che ho chiamato appena ho vinto.

Oltre alla pesca in apnea quali sono le tue passioni?
Tutte le mie passioni girano intorno al mare. Quando il meteo non lo permette esco con il mio gommone e qualche amico per andare a pescare con la canna. Il mare esercita su di me un richiamo a cui non so resistere.

Dedichi molto tempo ad allenarti?
Non sono un atleta perfetto, uno di quelli che si sacrifica troppo per la prestazione e non mi alleno in modo eccessivo. Quando sono fuori con gli amici non mi faccio mai mancare una birra in più. Però so e conosco l’importanza per la nostra disciplina dell’allenamento “a secco”.

Quindi, quanti giorni passi in acqua?
Non li ho mai contati, ma considerando una media di 2 immersioni a settimana, che aumentano d’estate e moltiplicandolo per 52 (il numero delle settimane di un anno n.d.r) il conto è presto fatto…

Quanti anni avevi quando hai partecipato al primo campionato?
A livello agonistico sono entrato in acqua all’età di 18 anni (Luigi è nato nel 1985, quindi parliamo del 2003), ma il mio primo assoluto è stato nel 2009, esattamente 10 anni fa e proprio sul biscione a Marsala. Oggi, esattamente dieci anni dopo la mia prima volta, ho vinto il mio secondo assoluto. La mia è stata una carriera irregolare. A causa di impegni lavorativi ho lasciato le competizioni: prima per un corso in Accademia Navale in Marina come Ufficiale di Complemento, ero di stanza alla Capitaneria di Porto della Maddalena, poi perché ho lavorato all’estero. Mi succede una cosa strana che io attribuisco alla forza della nostra mente. Anche quando sono rimasto fermo molti anni, il giorno in cui mi immergo nuovamente riattivo immediatamente tutti i meccanismi e agli automatismi come se non avessi mai smesso. Forse è per questo motivo che dopo una parentesi abbastanza lunga, nel 2014 sono ritornato a fare le gare e due anni dopo è arrivato il primo assoluto.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
Questa vittoria mi dà una grande motivazione. Mi serve per caricarmi e prepararmi per il campionato del prossimo anno che si farà nella mia terra e nel mio mare: la Puglia. Per questo ho deciso che proverò a fare i mondiali. A questo punto, perché non tentare?

Luigi Puretti Spearfishing Italian Champion 2019

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Pubblicato da Omer Breathless Emotions su Venerdì 28 giugno 2019